25 febbraio 2009

Una ronda non fa primavera....



La matematica non è un'opinione.

Me lo sento dire da una vita.

E se poi i numeri sono i dati che arrivano dal Viminale, la sede del ministero dell'interno, si dovrebbe pensare che siano addirittura il risultato di una rigorosa ricerca sulla realtà, nonostante Maroni, s'intende....

Ebbene proprio dagli uffici del tastierista dei Distretto 51, band di Varese che ripropone noti brani pop e soul in cui si diletta il nostro esponente padano, a tempo perso ministro, si scopre che la matematica batte, nell'ordine: le ronde anti stupri, la politica del centro-destra e i servizi di Studio Aperto.

I dati del Viminale dicono che il 60% degli stupratori è italiano, il 7,8% romeno, il 6,3% marocchino. Altro che esercito di romeni pronti a violentare le italiane. Il pericolo è più vicino. Ha la stessa cittadinanza. Abita sotto casa. Anzi dentro casa. E magari ascolta il festival di San Remo tra uno schiaffo e l'altro, canticchiando le canzoni di Povia, Iva Zanicchi e Marco Carta...

Come chiarisce Manuela Moroli, presidente del Centro Differenza Donna, che da anni porta avanti a Roma un lavoro prezioso, unico: offre alle donne che subiscono violenza domestica la possibilità di andare via di casa e di ricostruirsi una vita. «E' qualcosa di più che ricostruirsi una vita - chiarisce - si tratta di ritrovare se stesse», solo il 2-3% delle violenze sono stupri. Il 97% avviene in famiglia. Mariti, fidanzati, fratelli, padri ed ex. Gli stessi che faranno le ronde. Una buona notizia per molte donne che sanno che questi energumeni per qualche sera eviteranno di toccarle...

19 febbraio 2009

Sin Palabra (senza parole)






Per Silvio Berlusconi questi due impettiti militari sopraraffigurati potrebbero essere due cari burloni.
Invece sono Emilio Massera e Jorge Rafael Videla.
Ovvero i due maggiori responsabili del colpo di stato che nel 1976 portò al potere in Argentina una sanguinosa giunta militare.
Tra il 1976 e 1983 ci furono ben 30.000 civili argentini (giovani ragazzi minorenni, studenti, professori, intellettuali, operai, sindacalisti, operatori umanitari e religiosi terzomondisti, ecc...) che furono fatti sparire in modo violento.
Secondo alcune fonti (spesso testimonianze di militari coinvolti nell'operazione), molti desaparecidos furono sedati e lanciati nel Rio de la Plata (oggi questi omicidi sono chiamati vuelos de la muerte, voli della morte). Altri furono detenuti in campi di concentramento; un campo molto celebre fu la scuola di addestramento della Marina Militare ESMA, a Buenos Aires. Altri ancora venivano imbarcati su degli aerei militari e in seguito gettati nell'Atlantico col ventre squarciato da una coltellata affinché i loro corpi non tornassero poi a galla. Altro episodio tristemente famoso quello che ha avuto il suo culmine nel settembre 1976, chiamato Notte delle matite spezzate, durante il quale studenti liceali, 16-17enni, che avevano dimostrato nelle strade in protesta per l'abolizione del Tesserino Studentesco che consentiva sconti sui libri di testo e sui trasporti, furono sequestrati, sottoposti ad indicibili torture e, per la maggior parte, uccisi.
Molte donne arrestate dai militari partorirono mentre erano detenute; molte di esse furono uccise, e i loro figli furono illegalmente affidati in adozione a famiglie di militari o poliziotti.
Per saperne di più vi segnalo il sito:
www.abuelas.org.ar (associazione "Nonne di Plaza de Mayo": un’organizzazione per i diritti umani argentina che ha la finalità di localizzare e restituire alle famiglie legittime tutti i bambini sequestrati e desaparecidos)

12 febbraio 2009

Nessuna imposizione e intimidazione verso la popolazione No Dal Molin!


Se c'è qualcosa di veramente odioso, questa è la prevaricazione del forte contro il debole.

Ed in una società dove Golia prende più voti di Davide, potete immaginare come questo sia dirompente per ogni dignità accetabile.

Due giorni fa la decisione, a Vicenza, delle forze dell'ordine, guidate dal Questore Sarlo, di mettere l'area limitrofa al Dal Molin e l'intero territorio vicentino in stato da coprifuoco militare, per cui ogni assembramento di più di 3 persone è considerato manifestazione non autorizzata e i cittadini passibili di minaccia di arresto, ed inoltre per le cariche subite dai cittadini nella zona adiacente a Via Ferrarin, mi riempie di sdegno per la precipitazione dei toni e delle pratiche che disinnescano ogni canale di dialogo tra la pacifica e resistente popolazione vicentina e chi in città, ed in sedi governative, vedi quel fantoccio del commisario Costa, spinge per la realizzazione di un’opera che mostra un irricevibile disegno di militarizzazione forzata dell’area.

Per il rispetto dei valori della pace, della giustizia, della libertà di espressione non posso che chiedervi di aderire all'appello: VICENZA NON È UN'ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE, che indice una manifestazione SABATO 14 febbraio con Partenza ore 14.30 P.za dei Signori.



Anche per chi, come me stesso, non potrà essere materialmente presente alla manifestazione sarebbe un gesto di mutualità importante sostenere e diffondere anche nei propri territori la battaglia di chi crede nella democrazia, nella partecipazione e nei valori della pace, della giustizia, della libertà di espressione.


Direi che si può fare.

04 febbraio 2009

Gipi





Care e cari come state?
Io incasinatissimo, perciò non riesco come vorrei a passare da qui come vorrei per tenere aggiornato il blog come vorrei.
A parziale risarcimento vi posto una striscia di Gipi, ironico ed essenziale disegnatore che pubblica su "Internazionale" le sue storie ad alta intensità di sentimenti....

Un grazie a Samantha per avermelo fatto conoscere attraverso il libro: LMVDM (La Mia Vita Disegnata Male)





29 gennaio 2009

Patrizia


Mi chiamo Patrizia. Ho 46 anni. Sono completamente paralizzata. Un edema celebrare mi ha ridotto così. Praticamente sono un peso morto. Una mattina di qualche mese fa sono arrivati i Carabinieri a casa mia. Avevano dei fogli tra le mani. Era un’ordinanza di misura cautelare in carcere. I Carabinieri, quando si sono resi conto di come stavo, sono rimasti perplessi. All’inizio non volevano neanche più arrestarmi. Hanno anche telefonato al magistrato, ma non c’è stato nulla da fare. Io paralizzata dovevo andare in carcere. Così sono stata presa di peso e caricata su un sacco, per evitare che cadessi per le scale. Arrivata nel carcere di Reggio Calabria, siccome l’infermeria non c’è, sono stata trasportata fino a quella che sarebbe stata la mia cella. Una piccola stanza con una branda. Prima di sistemarmi su quella branda c’hanno messo un telo di plastica. Una precauzione per evitare che io, non potendo muovermi per andare in bagno, sporcassi il materasso. Dopo avermi sdraiato, la porta della cella si è chiusa e sono rimasta sola. Sola in quella cella, costretta immobile su quella branda. Non c’era nessuno che mi aiutasse per fare i bisogni o semplicemente per cambiare posizione. Nessuno che mi aiutasse per bere un bicchiere d’acqua. Nessuno. Anche le medicine, che io devo assumere con regolarità, mi venivano date a casaccio. O addirittura, come spesso è capitato, non mi venivano date affatto. La conseguenza è stata che più volte ho perso i sensi. Più volte ho avuto crisi convulsive. Mancamenti da cui mi svegliavo più confusa, più sporca e più sola di prima. Trascorrevo così le giornate da detenuta paralizzata. Non di rado, vedendomi ridotta in quello stato, ho sentito che non avevo più voglia di vivere. Più di una volta mi sono sorpresa a pensare come potevo riuscire a farla finita. D’altra parte nella mia condizione non è cosa facile!La notte era il momento peggiore. Nessuno ascoltava le mie richieste di aiuto. Nessuno mai è entrato nella mia cella per chiedermi come stavo e se avevo bisogno di qualcosa. Non mi vergogno di raccontare che una sera ero così disperata che mi misi a piangere. Avevo fatto i bisogni ed erano ore e ore che aspettavo qualcuno che mi aiutasse per pulirmi. Pensavo di impazzire. Solo il giorno successivo una detenuta si è presa cura di me. Poi una mattina è entrato nella mia cella il magistrato per interrogarmi. Mi ha guardato stupito per come ero ridotta. Come se non sapesse che ero paralizzata. L’aria era irrespirabile per via del fatto che non venivo cambiata ne lavata da giorni, tanto che un agente di custodia aprì la finestra della cella. Durò poco l’interrogatorio. Quel magistrato mi chiese come facevo a dimostrare che ero paralizzata. Gli riposi che, se non gli bastava vedermi in quello stato, poteva acquisire i documenti medici. Dopo andò via senza dirmi nulla. Ho passato un’altra settimana dentro quella cella. Un’altra settimana di inferno. Andava sempre peggio. Iniziavo ad avere le pieghe da decubito. Il dolore era atroce e forte la preoccupazione di avere un’infezione. La mia salute, già precaria, si indeboliva giorno dopo giorno. Ed anche il mio equilibrio psicologico mi stava abbandonando.Un pomeriggio sono arrivati degli infermieri. Avevano un sacco tra le mani. Quel sacco che mi aveva portato in carcere, ora mi stava riportando a casa. Ora sono agli arresti domiciliari, e attendo fiduciosa di essere giudicata. Non voglio pietà. Né per il mio stato né per quello che ho passato. Ma ho deciso di raccontare la mia storia perché credo sia giusto far conoscere la tortura che ho subito. Perché di tortura si è tratto.
Ogni anno qualche rappresentante delle istituzioni si reca, con tanto di scolaresche al seguito, ad Auschwitz per commemorare le vittime del nazismo. A pochi chilometri da Roma esistono almeno due lager denominati "Ospedali Psichiatrici Giudiziari". Conosciuti un tempo come manicomi criminali, custodivano carcerati che, in preda a turbe di ordine psichiatrico, avevano commesso efferati delitti. La "mission" di queste strutture doveva essere la cura delle predette turbe, attraverso un percorso riabilitativo che contemplava l’utilizzo di farmaci e l’impiego di staff multidisciplinari. Di fatto i "pazienti" venivano sottoposti ad "elettroshock" e "riposavano" sui letti di contenzione, imbottiti di farmaci. Con l’introduzione della legge Basaglia, vengono aboliti anche i manicomi criminali, ma soltanto formalmente. Oggi si chiamano "Ospedali psichiatrici giudiziari" e custodiscono soggetti condannati per omicidio ma non ristretti nelle carceri ordinarie perché "non in grado di intendere e di volere". Un cambiamento di facciata, perché a Montelupo Fiorentino ed Aversa, la condizione in cui vivono questi poveri cristi è allucinante. In sette/otto occupano celle piccolissime, in mezzo ai loro escrementi, senza acqua calda. L’unica cura praticata consiste nella somministrazione di farmaci e nell’utilizzo nel letto di contenzione. Se qualche ricoverato si permette di lamentarsi, riceve torture di ordine psicologico e rischia di trascorrere la vita intera recluso in questi lager.

Cari parlamentari, alzatevi dalle vostre poltrone, mettete fine a questo scempio ed evitate sprechi di pubblico denaro recandovi in Germania.

22 gennaio 2009

Io artigliere ho usato fosforo bianco
di Simcha Leventhal (veterano dei corpi di artiglieria dell'esercito israeliano e membro fondatore di Breaking the Silence)



su Il Manifesto del 22/01/2009



Ho servito come artigliere nella divisione M109 dell'esercito israeliano dal 2000 al 2003 e sono stato addestrato a utilizzare le armi che Israele sta usando a Gaza. So per certo che le morti di civili palestinesi non sono una sfortunata disgrazia ma una conseguenza calcolata. Le bombe che l'esercito israeliano ha usato a Gaza uccidono chiunque si trovi in un raggio di 50 metri dall'esplosione e feriscono con ogni probabilità chiunque si trovi a 200 metri. Consapevoli dell'impatto di queste armi, le gerarchie militari impediscono il loro uso, anche in combattimento, a meno di 350 metri di distanza dai propri soldati (250 metri, se questi soldati si trovano in veicoli corazzati). Testimonianze e fotografie da Gaza non lasciano spazio a dubbi: l'esercito israeliano ha usato in questa operazione bombe al fosforo bianco, che facevano parte dell'arsenale quando anche io servivo nell'esercito. Il diritto internazionale proibisce il loro uso in aree urbane densamente popolate a causa delle violente bruciature che provocano: la bomba esplode alcune decine di metri prima di toccare il suolo, in modo da aumentarne gli effetti, e manda 116 schegge infiammate di fosforo in un'area di più di 250 metri. Durante il nostro addestramento, i comandanti ci hanno detto di non chiamare queste armi «fosforo bianco», ma «fumo esplosivo» perché il diritto internazionale ne vietava l'uso. Dall'inizio dell'incursione, ho guardato le notizie con rabbia e sgomento. Sono sconvolto dal fatto che soldati del mio paese sparino artiglieria pesante su una città densamente popolata, e che usino munizioni al fosforo bianco. Forse i nostri grandi scrittori non sanno come funzionano queste armi, ma sicuramente lo sanno le nostre gerarchie militari. 1300 palestinesi sono morti dall'inizio dell'attacco e più di 5000 sono rimasti feriti. Secondo le stime più ottimiste, più della metà dei palestinesi uccisi erano civili presi tra il fuoco incrociato, e centinaia di loro erano bambini. I nostri dirigenti, consapevoli delle conseguenze della strategia di guerra da loro adottata, sostengono cinicamente che ognuna di quelle morti è stata un disgraziato incidente.Voglio essere chiaro: non c'è stato alcun incidente. Coloro che decidono di usare artiglieria pesante e fosforo bianco in una delle aree urbane più densamente popolate del mondo sanno perfettamente, come anche io sapevo, che molte persone innocenti sono destinate a morire. Poiché conoscevano in anticipo i prevedibili risultati della loro strategia di guerra, le morti civili a Gaza di questo mese non possono essere definite onestamente un disgraziato incidente.Questo mese, ho assistito all'ulteriore erosione della statura morale del mio esercito e della mia società. Una condotta morale richiede che non solo si annunci la propria volontà di non colpire i civili, ma che si adotti una strategia di combattimento conseguente. Usare artiglieria pesante e fosforo bianco in un'area urbana densamente popolata e sostenere poi che i civili sono stati uccisi per errore è oltraggioso e immorale.
Diffondete questo articolo, sopratutto a chi si accoda al coro pro-Israele della giusta operazione di autodifesa.....
Perchè non è stata una guerra, ma un deliberato massacro!

09 gennaio 2009

Sidùn come Gaza
Domenica 11 Gennaio cadrà il decimo anniversario dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè.
Tutto è stato già detto su di lui.
Sulla sua vita, sulla sua musica, sui suoi significati.
Per ricordare Faber, la sua arte e per sottolineare uno dei suoi insegnamenti più grandi, la malvagità della guerra, così attuale in questi giorni, mentre Israele sta compiendo un genocidio a Gaza contro i Palestinesi, non posso far altro che usare una delle sue canzoni più pregnanti e belle, Sidùn.
Spero che vi emozionate nel sentirla e che possa sempre ispirare i vostri gesti, la vostra coscienza e il vostro impegno.
"Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all'uso delle lettere dell'alfabeto anche l'invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l'attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz'età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. (...) La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo. Bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea". (Fabrizio de Andrè)

Ed ecco il testo in genovese e italiano:

U mæ nininu mæu mælerfe grasse au sud'amë d'amë
Il mio bambino il mioil miolabbra grasse al soledi miele di miele

tûmù duçe benignude teu muaèspremmûu 'nta maccaia de stæ de stæ
tumore dolce benigno di tua madre spremuto nell'afa umida dell'estate dell'estate

e oua grûmmu de sangue ouëgee denti de laetee i euggi di surdatti chen arraggëcu'a scciûmma a a bucca cacciuéi de bæ
e ora grumo di sangue orecchie e denti di latte e gli occhi dei soldati cani arrabbiati con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli

a scurrï a gente cumme selvaggin-afinch'u sangue sarvaegu nu gh'à smurtau a quée doppu u feru in gua i feri d'ä prixúne 'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún
a inseguire la gente come selvaggina finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia e dopo il ferro in gola i ferri della prigionee nelle ferite il seme velenoso della deportazione

perché de nostru da a cianûa a u meünu peua ciû cresce aerbu ni spica ni figgeüciao mæ 'nin l'ereditæl'è ascusa
perché di nostro dalla pianura al molo non possa più crescere albero né spiga né figlio ciao bambino mio l'eredità è nascosta

'nte sta çittæch'a brûxa ch'a brûxainta seia che chin-ae in stu gran ciaeu de feugupe a teu morte piccin-a
in questa città che brucia che brucia nella sera che scende e in questa grande luce di fuoco per la tua piccola morte.


05 gennaio 2009

Solitario simposio domenicale


Lo senti?
È nel vino che bevi da un calice solitario
Scende nel corpo, come un messaggio di rabbia
Si confonde col sangue meticcio che ti dà la vita

Lo senti?
È nel fumo che aspiri dalla sigaretta dolciastra che ti crepita tra le dita
Si espande nei polmoni, traditrice e ristoratrice, come ogni piacere
Si fa strada tra i tuoi dubbi e i tuoi sospiri di mezzogiorno

Accendi candele che non spargono profumi
E prepari un pranzo che ti scaldi di commozione
Delle tue ali neanche un battito oggi
È il petrolio dell’aria che ti ha sigillato il volo
Rimani ancorato alla realtà di un soldato che violenta il giorno
La verginità dell’umano vivere è persa da un po’.
La lingua invade una carie, è la calda umidità della carne a darti sollievo.

Oggi ti parla la tua parte oscura, quella più dolce
Oggi lotti contro la parte luminosa del mondo, quella più efferata.

29 dicembre 2008

Gaza












Avrei voluto scrivere un post di buon anno nuovo, ma così non è.
Servono altre parole?





24 dicembre 2008

Vi auguro a tutte e tutti un NATALE ristoratore...


...il bello verrà nei prossimi giorni, non dite che non vi avevo avvertito!!!!

19 dicembre 2008

Una questione morale è una questione di tutti

In questi giorni la politica italiana si sta chiedendo se sia meglio ricercare per se stessa la figura storica di un padre o di un “padrino” della questione morale, a quanto pare vanno di moda di più i secondi.
Il Pd sta affondando a colpi di arresti dei suoi amministratori locali, ma i suoi vertici politici decidono di non decidere, segno che tenere unito il partito costa davvero troppo e che la tanta pubblicizzata mossa di ringiovanire la dirigenza cozza con gl’interessi dei suoi capoclan e con l’impreparazione delle giovani leve.
Saviano ci ammonisce di non stupirci.
«In questi giorni – dice in una intervista a Il Manifesto - a Napoli ci sono stati arresti importanti. Mi preme parlarne qui perché c'è un movimento vivo. Che il centrosinistra abbia realizzato affari con imprenditori criminali lo si sa da più di 10 anni. Le regioni che presentano la maggiore infiltrazioni mafiose nei consigli comunali sono Campania e Calabria, amministrate da 10 anni dal centrosinistra».
Stefano Rodotà, ex Pci ed ex presidente del Pds alle origini, ricorda, sempre su Il Manifesto, come lui stesso pose la questione morale all’interno del partito poiché le “cronache di ordinaria corruzione riflettevano non la patologia ma la fisiologia dell'intero sistema politico-amministrativo dell'Italia repubblicana”, ne ottenne che i leader del Pds milanese lo denunciarono alla commissione di garanzia presieduta da Chiarante, che diede ragione al presidente, ma quando, poco tempo dopo, propose al partito di convocare le assise contro la corruzione, questa fu respinta, Occhetto chiese scusa per le deviazioni di alcune amministrazioni e la partita finì lì. A taralucci e vino, potremmo dire, no?
Non è un caso che, sulla questione morale, tra Craxi e Berlinguer, il partito di Veltroni, si ponga sulla scia del leader della “Milano da bere”.
Quando nel Novembre del 1980 Enrico Berlinguer, a seguito di una serie di scandali finanziari legati alla politica, definiti da Giorgio Galli, su Panorama, come la dimostrazione “di un inestricabile intreccio tra avventurieri della finanza e personaggi investiti di mandato di rappresentanza”, culminati nel caso della sparizione degli aiuti destinati ai terremotati del Belice, definisce che “questione morale è divenuta oggi la questione più importante”, ripresa poi, nel maggio 1981, dopo la pubblicazione degli elenchi della loggia P2, in una intervista a Scalfari, dove propone di abbandonare e superare i metodi di certi politici che hanno occupate tutte le più alte sfere dello stato e delle amministrazioni locali, non riceve una levata di scudi a suo favore all’interno del Pci e della sinistra, anzi.
Viene definito “lugubre” e “apocalittico” da esponenti della sua stessa segreteria, ed è affossato da Napolitano (sì, proprio lui…), che considerare invece prioritario dialogare con i socialisti, per riportare tutto alla calma….
Berlinguer reagisce indicando, al termine della festa dell’Unità a Torino, nel Settembre 1981, che c’è bisogno di una “grossa scossa, altrimenti il distacco tra paese reale e paese legale diventa definitivo, e chi si muove se non ci muoviamo noi?”
Una domanda attuale a cui i dirigenti che traghettarono il Pci nel Pds, poi Ds ed ora Pd, non si sono sforzati di rispondere ancora, a ventisette anni di lontananza.
A questo punto sarebbe davvero il caso di rispondere noi, popolo progressista, a questa domanda, sfiduciando quella politica legata ai poteri forti, ben raffigurata da Pd e Pdl, e ritornare ad occuparci di democrazia e rappresentanza, in prima persona. Senza cadere nel giustizialismo fine a se stesso dei Di Pietro e Grillo, perché l’obbiettivo non è vedere Berlusconi&C. in galera, ma riprenderci questo paese, curarlo, farlo ridiventare un luogo dove viverci senza macchie.

Scegliete voi:

Oppure......

06 dicembre 2008

Fili d’acciaio


Ad un anno dalla tragedia che costò la vita a sette operai nello stabilimento torinese della Thyssen-Krupp cos’è cambiato?
Verrebbe da dire nulla, o forse, in quanto “pessimisti”, si potrebbe ipotizzare che le cose vanno anche peggio.
Dall’inizio dell’anno ci sono stati 981 morti, 981440 infortuni e 24536 invalidi sul luogo di lavoro.
Il testo unico sulla sicurezza votato dal governo Prodi, all’indomani della tragedia, sta subendo un vero e proprio attacco da parte dell’attuale governo, sotto la pressione di Confindustria e delle altre organizzazioni imprenditoriali, da Confartigianato fino alla Lega delle Cooperative; tutte d’accordo a cancellare la possibilità di sanzioni per i datori di lavoro inadempienti sulla materia sicurezza, ma anche a riformare i protocolli di sicurezza stessi, in modo che questi siano rispettati solo, ed in parte, solo per “gli appalti di una certa consistenza, economica e temporale”. Con buona pace per chi cade da un tetto mentre fa dei lavori in qualche villa….
E i sindacati?
A questo attacco le sigle di base (Cub, Cobas, Sdl, ecc…) rispondono a muso duro, anche la Cgil non ci stà, e confermano e rilanciano la piattaforma dello sciopero del 12 Dicembre. Ma Cisl e Uil invece accettano che il testo possa essere riformato, con blande assicurazioni che l’impianto centrale non verrà toccato. C’è poco da crederci…
Sotto il ricatto della crisi, il rischio è tornare indietro.
Bisogna in tutti modi impedirlo.
Ecco una buona ragione per scendere in piazza venerdì 12 Dicembre.
Adoperarsi per la sicurezza nei luoghi di lavoro come per la sicurezza del posto di lavoro.
Adoperarsi per il diritto allo studio come per la sicurezza di andare in scuole che siano solide!!
Questa nostra società vive un periodo di recessione non solo economica, dove le centrali padronali richiedono l’intervento pubblico con aiuti a fondo perso, buoni per continuare a privatizzare i guadagni e collettivizzare le perdite a fronte dell’arrivo di una vera a proprio valanga nei dati dell’occupazione: sono 362 mila, secondo i dati diffusi ieri dalla Cgil, i lavoratori dell'industria, l'artigianato e il commercio messi in cassa integrazione dal gennaio scorso: e dopo l'estate il fenomeno ha avuto un'accelerazione preoccupante. Ben 10 mila le aziende coinvolte, per un totale di 280 milioni di ore di cassa; la crisi c’è ed è anche civile, culturale, emotiva.
È venuto quindi il momento di ricreare quei legami nella società che anni di liberismo smodato hanno reciso.
Creare dei fili d’acciaio che mettono in connessione i lavoratori dei varie comparti con i precari, gli studenti, i pensionati i cassintegrati, le reti contro le grandi opere nocive, le associazioni per il diritto alla casa… creare conflitti e vederli crescere non solo per disturbare il manovratore di Arcore e la sua cricca, ma anche per risvegliare questo paese da un torpore innaturale e anti-storico.
Tornare ad essere fieri di vivere in un paese Vero e Vivo!


27 novembre 2008

Tango di Passioni
Chissà se questo è il tempo più memorabile che ci possa essere.
Chissà perche mi suona così male rispetto all'iride che colorava, anni fa, le mie spalle.
Tu che iei eri un rivoluzionario, oggi sei un riformista e domani sarai un normalizzatore,
dimmi: che sollievo ha portato al tuo mutuo questa altalena?
In fondo, ora come ora, mi basterebbe solo perderti di vista.
Vorrei vivere di pani e tulipani.
Vorrei sentire sempre vicino un grido di rabbia ed un sussulto di piacere.
Datemi il tempo di ascoltare domande e sorridere una risposta.
Chissà se anche il cane Bernie ama l'odore delle candele quando bruciano in inverno?
Perchè quello che sono è quello che mi vibra dentro, come un suono di bandoneòn.
Perchè sono un tango di passioni.
E da qui vedo il lungomare da Buenos Ayres a Genova.
E vedo il mio quartiere spoglio e ricco come una strada piena di bambini a Gaza.
E vedo un corridoio che parte da Washington a Caracas.
E vedo la Luna che avvolge i respiri notturni di chi dorme a Grozny come di chi sta in un Cpt.
La mia patria è un desiderio di uguaglianza e libertà.
E non si passa da una fottuta banca prima.
Vorrei vivere di pani e tulipani.
Vorrei sentire sempre vicino un grido di rabbia ed un sussulto di piacere.
Datemi il tempo di ascoltare domande e sorridere una risposta.
Chissa se anche il cane Bernie ama i tramonti mediterranei ammirati ai piedi di un fico?



22 novembre 2008

Ciao Sandro


"Le radici di una collettività possono essere minate se tutto è mercato, dalla salute alle scelte della politica"

13 novembre 2008

Paris!

Care/i bloggers qui si sta per partire!!

Domani mattina io e la mia dolce metà si andrà a prendere il treno che ci porterà a... Parigi!!!!

Ecco un viaggietto ci voleva proprio per distendersi; ovviamente al ritorno vi posterò un po' di foto... non siate invidiosi però, in fondo voi potrete divertirvi molto più del sottoscritto leggendovi i comunicati stampa di Di Pietro.... vabbè era una battua suvvia!

Vi abbraccio, a presto!

10 novembre 2008

L'amianto tra i rifiuti (ovvero a cosa servono i militari e gli operai nella Campania di Berlusconi, la camorra ringrazia)



Militari con maschera antigas, ma non antipolvere, guanti, maniche corte e nessuna tuta protettiva: i video realizzati dagli attivisti del presidio di Chiaiano, da ieri su youtube, raccontano come procedono i lavori nella cava che dovrebbe accogliere la discarica. Senza protezioni specifiche, stanno recintando con il filo spinato le vasche in cui camion sversano materiale raccolto nella stessa zona. «Filmati e fotografie - spiega Pietro Rinaldi - sono parte della documentazione che abbiamo consegnato in procura il 29 ottobre, insieme all'esposto con cui denunciamo la presenza di amianto, amianto che lo stesso generale Giannini, braccio destro di Bertolaso, ha quantificato in circa 10 mila tonnellate, accanto a centinaia di sacchi di rifiuti speciali siglati Enel». Appena due ore dopo il deposito della denuncia, arrivano nella selva i carabinieri del Noe «ma i lavori nella cava non si sono fermati - sottolinea l'ex sindaco di Marano, Mauro Bertini - nemmeno dopo l'ammissione di Giannini, anzi sono ripresi a velocità triplicata. Questo ci fa sospettare che la relazione stilata dal Noe minimizzi il rischio per consentire la realizzazione di un primo sito in cui stoccare una parte dei rifiuti. Nonostante l'evidenza». E così in oltre duemila ieri pomeriggio sono partiti in corteo dal presidio di via Cupa dei cani, non più per dire semplicemente no alla discarica, ma per chiedere la bonifica urgente della zona.Il lavoro di inchiesta comincia il 20 ottobre quando, per un improvviso e frenetico movimento di uomini e mezzi meccanici, il presidio ha scoperto che una spianata coltivata a prugne era stata sbancata, senza nessun avviso ai proprietari, per scavare una vasca di almeno 40 metri per 20, profonda circa due metri e mezzo. Un fosso di 800 mq di superficie capace di contenere dai 16mila ai 20mila metri cubi di materiale. Per una settimana circa le riprese seguano i lavori: gli operai della Ibi, la ditta appaltatrice, continuano a operare senza alcuna protezione mentre i militari «limitano i danni» con maschere inadeguate e guanti, mentre stendono il filo spinato. Nessuno dei civili deve essere stato informato della pericolosità del sito, visto che i fotogrammi mostrano un operaio steso a riposare nel cantiere. Nella vasca impermeabilizzata, a partire dal 22 ottobre, viene sversato il materiale, lo zoom permette di inquadrare prodotti per la coibentazione, eternit, sacchi celesti. Mezzi meccanici spianano e nuovi camion sversano, come si fa quando si vuole interrare materiale in modo permanente. Il tutto proviene da una collinetta lì vicino, sbancata per costruire una strada d'accesso alla futura discarica. Ancora le immagini ne mostrano una sezione, di un innaturale colore azzurrognolo, appena ricoperta dal terreno. Finché l'amianto giaceva lì, non costituiva un pericolo immediato per la salute ma, una vota portata alla luce dai mezzi del commissariato, sottoposto al vento e alle piogge, è diventato una bomba innescata sotto il naso degli abitanti di Chiaiano e Marano, che da settimane ne respirano le fibre.Il generale Giannini, dopo l'esposto, ha dovuto ammettere in diverse interviste la presenza di amianto e rifiuti speciali nella selva, accusando i residenti di non aver vigilato sulla zona negli anni passati. Ma camminando nei cortei di questi mesi, lungo le strade che si incrociano alla rotonda Titanic, sono molte le storie che la gente racconta. Racconta come dagli anni '80 strani camion di notte si inoltrassero nelle cave per sotterrare amianto, le stesse ditte che probabilmente fanno capo al potente clan dei Nuvoletta che regna su Marano, direttamente affiliato ai Corleonesi e in ottimi rapporti con i Casalesi, signori del traffico illegale di rifiuti. Forse le stesse ditte a cui l'Enel ha affidato lo smaltimento dei vecchi contatori, raccontano in zona. Forse, però, il contrasto alla camorra è un lavoro da generali più che da civili inermi. A ottobre, poi, gli operai dell'Ibi avevano provato a protestare davanti alle telecamere dei giornalisti per le misure di sicurezza, scarse se non inesistenti, con cui lavorano da mesi, ma l'intervento di uno strano personaggio, con l'aria di essere un referente della ditta, li aveva costretti ad allontanarsi: «Ci domandiamo chi sia questo tizio - racconta Bertini - dal fare minaccioso. Non vorremmo che la malavita vigilasse sulla rapidità dei lavori». Martedì scorso un'ispezione del pubblico ministero D'Alessio ha accertato nella cava quattro vasche piene di eternit, amianto e altri rifiuti speciali. Materiale che le analisi ambientali fatte a giugno dagli esperti del sottosegretario Bertolaso, stranamente, non avevano rilevato. Così la mobilitazione al presidio continua, la prossima settimana torneranno in procura a chiedere perché i lavori continuano senza alcuna garanzia per i lavoratori e gli abitanti della zona. Soprattutto perché Bertolaso e Giannini sono ancora al loro posto, nonostante i disastri non solo ambientali fatti in Campania.




In questa prima parte si vede la vasca creata dai militari nella cava. E' progressivamente impermeabilizzata, per contenere sostanze non inertizzate.A 52 sec c'è un operaio nel cantiere senza alcuna protezione. Importante, perché poi si vedrà che i militari che mettono il filo spinato intorno alla vasca portano la maschera antigas (10 min e 10 sec nel filmato)Da 7 min e 28 sec fino a 9 min e 40 sec si vede riempimento della vasca con zoom sul materiale da discarica abusiva sversato



In questa seconda parte del filmato si vedono diverse volte zoom sui materiali sversati (fra cui si può distinguere sicuramente materiale per coibentazione, eternit, sacchi celesti ecc) come tra un minuto e 17 sec e due minuti e 20 secondi, al minuto 4 e 30 secondi (sembra proprio che stanno interrando una discarica abusiva).

06 novembre 2008

Che cosa vi hanno detto sulla Palestina?

Lettera aperta agli studenti in lotta


Sabato 29 novembre prossimo a Roma ci sarà una manifestazione nazionale di solidarietà con il popolo palestinese. Noi saremmo felici che a questa manifestazione partecipassero anche gli studenti che in queste settimane stanno lottando per affermare il loro diritto al futuro, per difendere la loro dignità e per ribadire che la crisi non devono pagarla coloro che ne sono vittime. Ma diritto al futuro, difesa della dignità e rifiuto di essere vittime di decisioni inaccettabili sono gli stessi obiettivi su cui si battono da generazioni i giovani palestinesi. Da anni infatti i palestinesi stanno combattendo per non scomparire dalla carta geografica del Medio Oriente e dall’attenzione politica internazionale. Il colonialismo israeliano sostenuto dagli USA ma anche dall’Unione Europea, sta cancellando i palestinesi. La manifestazione nazionale del 29 novembre vuole impedire che questa avvenga in silenzio e sotto gli occhi del mondo.
Il 29 novembre in occasione della Giornata Mondiale di solidarietà con il popolo palestinese, le comunità, le associazioni, le organizzazioni palestinesi in Italia si appellano all'opinione pubblica italiana, alle forze politiche, a tutti gli amanti della giustizia e della libertà – e dunque anche agli studenti che rappresentano tutto questo - perché dimostrino di essere a fianco della giusta causa del popolo palestinese. Oggi, mentre assistiamo all'orrore del ritorno di certi rigurgiti razzisti in Europa, intravediamo il pericolo di nuove guerre e stragi di civili in Medio Oriente.

Vorremo vedere gli studenti, i cittadini, le associazioni,i comitati di solidarietà, gli immigrati, manifestare tutti insieme per il diritto all’autodeterminazione dei popoli oppressi e il trionfo della pace e della giustizia.

Sabato 29 novembre vorremmo vedere nel corteo di solidarietà con la Palestina a Roma tanti operai, tanti giovani, tante donne, vi invitiamo tutti a manifestare con noi:
Per la fine dell’occupazione coloniale e militare israeliana della Palestina.
Per il diritto al ritorno ai rifugiati palestinesi, come previsto dalla risoluzione Onu 184
Per uno stato palestinese sovrano con Gerusalemme capitale,
Per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane
Per lo smantellamento del regime di apartheid e delle colonie israeliane
Per lo smantellamento dell'assedio imposto alla Striscia di Gaza
Per la revoca degli accordi di cooperazione militare Italia – Israele e il ritiro delle truppe dai vari teatri di guerra .

Campagna “2008 anno della Palestina”
Per informazioni :
scrivete e chiedete a :annodellapalestina@libero.it, chiamate il 377 1153384 – 3471845229
Consultate il sito: http://www.forumpalestina.org/

03 novembre 2008

In Comunità (avviso ai naviganti)

Oggi ho cambiato posto di lavoro.
Dopo quasi otto anni di onorata attività presso un centro diurno, ho ottenuto dalla mia cooperativa di cambiare servizio e di lavorare presso una comunità alloggio che ospita donne con una disabilità medio-lieve.
Un lavoro un po' diverso fato di mediazioni di conflitti e gestione del tempo e delle risorse delle ospiti.
Non mi dilungo troppo, dico solo che avevo bisogno di cambiamenti nella mia vita, in fondo solo i paracarri non cambiano mai.
Ci sentiamo nei prossimi giorni per i soliti post di informazione/ribellione/sarcasmo/poesiaechipiùnehanemetta.....

30 ottobre 2008

Prossimamente: i titoli dei tg Rai ai tempi di Berlusconi


Il ducetto di Arcore ha tuonato: “La Rai cooperi, non diffonda pessimismo! Interverrò!”
I direttori dei tg del servizio pubblico nazionale spaventati da cotanto richiamo all’ordine, da parte del Berlusca, non si sono fatti pregare ed hanno deciso di fornire la più generosa ed intrigante offerta informativa embedded che un regime possa diffondere, roba da far impallidire il sistema informativo della “Pravda” sovietica o quella nazionalsocialista di Goebbels.
Ecco alcune chicche in preparazione di cui siamo venuti a conoscenza e che diffondiamo a puro scopo preparatorio per i prossimi giorni.

TG2:
“Approvata la legge Gelmini! Tripudio nel paese che sfila nelle strade per ringraziare il ministro del governo più a sinistra della storia.”

“Papa Ratzinger ai giornalisti: con Berlusconi al governo anche Gesù è più contento.”

“Economia: la Fed è entusiasta del modello italiano, presto anche negli altri paesi verrà usato lo schema creditizio delle banche italiane, soldi del monopoli per tutti!!”

“Sport: il Milan ha vinto, il resto è noia”


TG1:
“Al corteo studentesco di ieri aggressione comunista ai danni di sbandieratori di Blocco studentesco che erano fermi in Piazza Navona a dilettare i passanti con le loro aste tricolori.”

“La Russa: la sinistra specula sui nostri gloriosi militari!! Dov’erano loro nel 1918 mentre si combatteva sul Carso? Eh? Dov’erano sti stronzi? Eh?”

“Cultura: in edicola il nuovo libro di Bruno Vespa “Mi consenta signorina”, saggio sulle venti più belle scopate del nostro presidente del consiglio.”

“Sport: il Milan ha vinto, il resto è noia”

TG3:
“Prove di dialogo maggioranza- opposizione. Veltroni fiducioso”
il tg3 uscirà da ora in poi solo in forma ridotta…..

27 ottobre 2008

Militarismo in impennata: Italia in prima fila!!!!

Negli scorsi giorni il nostro ministro-mostro della difesa Ignazio “Unabomber” La Russa è stato in missione negli Stati Uniti, dove grazie alle sue credenziali da guerrafondaio con tanto di marca da bollo è riuscito ad accaparrarsi la disponibilità da parte degli Usa a scegliere Sigonella per il sistema Ags, che in un primo tempo sembrava destinato a sorgere in Germania. Era stato lo stesso La Russa, lo scorso giugno, a proporre a Gates, segretario alla difesa di Bush, la candidatura di Sigonella come base del nuovo sistema Nato di sorveglianza Ags (Alliance Ground Surveillance).Che cos'è l'Ags? Si continua a ripetere che è «un sistema per la sorveglianza del territorio degli stati membri della Nato». In realtà, esso servirà a sorvegliare non il territorio dei paesi dell'Alleanza atlantica, ma il «terreno», fornendo importanti informazioni «prima e durante le operazioni Nato» in altri paesi. Si tratta dunque di un sistema finalizzato non alla difesa del territorio dell'Alleanza, ma al potenziamento della sua capacità offensiva «fuori area». Esso sarà «uno strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di risposta della Nato (Nrf)», pronta a essere proiettata «per qualsiasi missione in qualsiasi parte del mondo». Ciò sarà reso possibile da vari tipi di piattaforme aeree e stazioni di controllo terrestri, sia fisse che mobili, con cui si potranno «prendere di mira veicoli in movimento». Verrà così potenziata la funzione di Sigonella quale base della strategia offensiva Usa/Nato.
La Nato stessa lo definisce «uno dei più costosi programmi di acquisizione intrapresi dall'Alleanza», che comporta una spesa di almeno 4 miliardi di euro. Verrà realizzato da un «consorzio transatlantico» di industrie militari, comprendente la Northrop Grumman, General Dynamics, Eads, Thales e Galileo Avionica, che nel 2005 ha ricevuto un primo contratto di 23 milioni di euro. Ulteriori impegni sono stati assunti per conto dell'Italia dal governo Prodi, nel 2006. Ma qui La Russa tira fuori l'altro asso dalla manica: al Pentagono ha firmato un memorandum d'intesa, in base al quale «ciascun governo fornisce all'industria dell'altro paese l'accesso al proprio mercato della difesa». Si prospettano dunque affari d'oro per le industrie militari dei due paesi, già impegnate in programmi congiunti come quello del caccia F-35 dal costo di 300 miliardi di dollari. Essi saranno sostenuti dai rispetti stati, che destineranno altro denaro pubblico alla spesa militare. Così la nostra spesa militare procapite, già al quinto posto nel mondo, salirà ancora.
I soldi non mancheranno: basterà fare altri tagli alla scuola e all'università!!!!
Ma non basta, lo scatenato La Russa ha dato mandato per inserire l’Italia in un nuovo progetto guerrafondaio al fianco dell’amico americano, ma questa volta anche con la complicità dell’unione Europea.
Infatti l’Ue invierà a dicembre una forza navale lungo le coste somale per una «operazione contro la pirateria»: lo ha annunciato Javier Solana, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. Sarà composta da navi da guerra di nove paesi (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Belgio, Svezia, Olanda, Cipro e Lituania). La comanderà, dal quartier generale di Northwood (Gb), il vice-ammiraglio Philip Jones. Scopo ufficiale dell'operazione è difendere dagli attacchi dei pirati le navi del World Food Programme, che portano aiuti umanitari nel Corno d'Africa.
Per lo stesso nobile scopo è appena entrato nell'Oceano Indiano un gruppo navale della Nato, lo Standing Nato Maritime Group 2 (Snmg2). Ne fanno parte sette navi da guerra di Italia, Stati uniti, Germania, Gran Bretagna, Grecia e Turchia. Lo comanda un contrammiraglio italiano, Giovanni Gumiero, a bordo del cacciatorpediniere Durand de la Penne, nave ammiraglia del gruppo. Lo Snmg2, il cui comando è assunto a rotazione dai paesi membri, dipende dall'Allied Joint Force Command Naples, permanentemente agli ordini di un ammiraglio statunitense (oggi Mark P. Fitzgerald), lo stesso che comanda le Forze navali Usa in Europa. Ma - ha dichiarato ieri lo stesso ammiraglio Fitzgerald - «c'è poco che possiamo fare per fermare i pirati, in quanto le regole d'ingaggio devono ancora essere stabilite». La Nato ha comunque annunciato che, in questo «sforzo umanitario», «continuerà a coordinare la sua assistenza con l'operazione Enduring Freedom a guida statunitense». Emerge quindi il reale scopo dell'operazione. In Somalia, la politica statunitense sta subendo un nuovo scacco: le truppe etiopiche, qui inviate nel 2006 dopo il fallimento del tentativo della Cia di rovesciare le corti islamiche sostenendo una coalizione «anti-terrorismo» dei signori della guerra, sono sotto attacco e si stanno ritirando. Washington prepara quindi altre operazioni militari per estendere il proprio controllo alla Somalia, paese importante e strategico per la sua posizione geografica sulle coste dell'Oceano Indiano. Per controllare quest'area è stazionata a Gibuti, all'imboccatura del Mar Rosso, una task force statunitense. L'intervento militare si intensifica ora con la nascita del Comando Africa degli Stati uniti, nella cui «area di responsabilità» è stato inviato il gruppo navale Nato. Questo crescente intervento militare provocherà in Somalia altre disastrose conseguenze sociali, alimentando lo stesso fenomeno della pirateria. Esso è nato in seguito al saccheggio delle zone di pesca somale da parte di flotte straniere e allo scarico di sostanze tossiche, che hanno rovinato i piccoli pescatori, diversi dei quali sono poi ricorsi alla pirateria.
Che la caccia ai pirati sia un paravento, lo dimostra l'altro compito ufficiale affidato allo Snmg2: visitare alcuni paesi del Golfo persico (Kuwait, Bahrain, Qatar ed Emirati arabi uniti), partner della Nato nel quadro dell'Iniziativa di cooperazione di Istanbul.
Le navi da guerra della Nato andranno così ad aggiungersi alle portaerei e molte altre unità (tra cui il gruppo di spedizione d'attacco Iwo Jima, passato dalla Sesta alla Quinta flotta), che gli Stati uniti hanno dislocato nel Golfo persico e nell'Oceano Indiano, per controllare le rotte petrolifere, assediare l'Iran e bombardare l'Afghanistan con l'aviazione navale.
Ufficialmente sempre per proteggere i mercantili dagli attacchi dei pirati, sono arrivate nell'Oceano Indiano navi da guerra britanniche, russe e indiane. Non poteva mancare la marina militare italiana, che ha l'onore di comandare il gruppo navale della Nato, con tanto di tricolore sulla nave ammiraglia. Come sempre, però, agli ordini di un ammiraglio statunitense….
Ma che fierezza sapere che i nostri militari fanno sventolare il nostro vessilo per il mondo come fiancheggiatori dell’Imperialismo Usa, e così l’economia s’impenna e le banche si salvano insieme alle borse.
Ah! Berlusconiani se non ci foste voi……. Come si starebbe meglio!