Una questione morale è una questione di tutti
In questi giorni la politica italiana si sta chiedendo se sia meglio ricercare per se stessa la figura storica di un padre o di un “padrino” della questione morale, a quanto pare vanno di moda di più i secondi.
Il Pd sta affondando a colpi di arresti dei suoi amministratori locali, ma i suoi vertici politici decidono di non decidere, segno che tenere unito il partito costa davvero troppo e che la tanta pubblicizzata mossa di ringiovanire la dirigenza cozza con gl’interessi dei suoi capoclan e con l’impreparazione delle giovani leve.
Saviano ci ammonisce di non stupirci.
«In questi giorni – dice in una intervista a Il Manifesto - a Napoli ci sono stati arresti importanti. Mi preme parlarne qui perché c'è un movimento vivo. Che il centrosinistra abbia realizzato affari con imprenditori criminali lo si sa da più di 10 anni. Le regioni che presentano la maggiore infiltrazioni mafiose nei consigli comunali sono Campania e Calabria, amministrate da 10 anni dal centrosinistra».
Stefano Rodotà, ex Pci ed ex presidente del Pds alle origini, ricorda, sempre su Il Manifesto, come lui stesso pose la questione morale all’interno del partito poiché le “cronache di ordinaria corruzione riflettevano non la patologia ma la fisiologia dell'intero sistema politico-amministrativo dell'Italia repubblicana”, ne ottenne che i leader del Pds milanese lo denunciarono alla commissione di garanzia presieduta da Chiarante, che diede ragione al presidente, ma quando, poco tempo dopo, propose al partito di convocare le assise contro la corruzione, questa fu respinta, Occhetto chiese scusa per le deviazioni di alcune amministrazioni e la partita finì lì. A taralucci e vino, potremmo dire, no?
Non è un caso che, sulla questione morale, tra Craxi e Berlinguer, il partito di Veltroni, si ponga sulla scia del leader della “Milano da bere”.
Quando nel Novembre del 1980 Enrico Berlinguer, a seguito di una serie di scandali finanziari legati alla politica, definiti da Giorgio Galli, su Panorama, come la dimostrazione “di un inestricabile intreccio tra avventurieri della finanza e personaggi investiti di mandato di rappresentanza”, culminati nel caso della sparizione degli aiuti destinati ai terremotati del Belice, definisce che “questione morale è divenuta oggi la questione più importante”, ripresa poi, nel maggio 1981, dopo la pubblicazione degli elenchi della loggia P2, in una intervista a Scalfari, dove propone di abbandonare e superare i metodi di certi politici che hanno occupate tutte le più alte sfere dello stato e delle amministrazioni locali, non riceve una levata di scudi a suo favore all’interno del Pci e della sinistra, anzi.
Viene definito “lugubre” e “apocalittico” da esponenti della sua stessa segreteria, ed è affossato da Napolitano (sì, proprio lui…), che considerare invece prioritario dialogare con i socialisti, per riportare tutto alla calma….
Berlinguer reagisce indicando, al termine della festa dell’Unità a Torino, nel Settembre 1981, che c’è bisogno di una “grossa scossa, altrimenti il distacco tra paese reale e paese legale diventa definitivo, e chi si muove se non ci muoviamo noi?”
Una domanda attuale a cui i dirigenti che traghettarono il Pci nel Pds, poi Ds ed ora Pd, non si sono sforzati di rispondere ancora, a ventisette anni di lontananza.
A questo punto sarebbe davvero il caso di rispondere noi, popolo progressista, a questa domanda, sfiduciando quella politica legata ai poteri forti, ben raffigurata da Pd e Pdl, e ritornare ad occuparci di democrazia e rappresentanza, in prima persona. Senza cadere nel giustizialismo fine a se stesso dei Di Pietro e Grillo, perché l’obbiettivo non è vedere Berlusconi&C. in galera, ma riprenderci questo paese, curarlo, farlo ridiventare un luogo dove viverci senza macchie.
Oppure......