21 agosto 2007

Giustizia, cura o vendetta?



Sarà che all’Eliseo si sarà rotta l’aria condizionata, e allora è più facile essere piuttosto nervosi.
Sarà che la moglie Cecile è davvero una figura così carismatica che, lui stesso, rischia di diventare un’appendice del suo stesso matrimonio, un po’ come Clinton, ma senza la Lewinsky.
Sarà che risente ancora dei postumi dell’amichevole pic-nic con Bush a base di hamburger e hot-dog, tanto che si è dovuto tirare giù due alka-seltzer per digerire…(certo che Giorgino sta proprio andando a picco, manco due spaghi a pranzo si può più permettere….), che se questa è l’amicizia degli statunitensi meglio stargli sulle balle.
Sarà questo o quello ma Nicolas Sarkozy ha tirato su un gran polverone per una sua presa di posizione piuttosto oltranzista, in seguito ad un episodio di rapimento, da parte di un pedofilo, appena scarcerato, ai danni di un bambino di 5 anni a Roubaix.
Ecco le sue parole: “Un detenuto condannato per pedofilia non potrà uscire dalla prigione unicamente perché ha scontato interamente la sua pena - ha detto il presidente -. Le persone di questo tipo, alla fine della loro detenzione, saranno esaminate da un collegio di medici, e se questi riconosceranno la loro pericolosità, non saranno rimesse in libertà. Andranno in un ospedale chiuso, dove saranno curati». «Quelli che non accetteranno di essere curati - ha aggiunto Sarkozy - resteranno in questo ospedale chiuso per il tempo che i medici decideranno sulla base della loro pericolosità. Quelli che accetteranno di essere curati potranno avere dei permessi, ed uscire da questo ospedale chiuso, ma lo faranno portando un braccialetto elettronico, seguendo un trattamento, un trattamento ormonale, chiamatelo castrazione chimica: le parole non mi fanno paura». Sarkozy non vuole «predatori» di questo tipo in libertà: «Il mio dovere è di proteggere le vittime e di tirare le conseguenze di uno spaventoso disastro».”
Niente da dire, Sarkò è uno che va alla radice del problema con lo stesso metodo di un Borghezio appena più forbito.
Ma cos’è in pratica, una castrazione chimica?
È un tipo di castrazione, solitamente non definitiva, provocata da farmaci a base di ormoni. Fu sviluppata come misura temporanea preventiva per stupratori e pedofili. Per gli uomini colpevoli di reati a sfondo sessuale, la castrazione chimica è da alcuni considerata più umana della castrazione vera e propria, ed è applicata come parte della pena di tali reati in diversi paesi, inclusi gli Stati Uniti. L'ACLU (American Civil Liberties Union), però, sostiene che essa sia contraria alla costituzione degli Stati Uniti. Al di là delle sue applicazioni nella prevenzione del crimine, la castrazione chimica viene anche eseguita come fase preliminare nel trattamento ormonale per la trasformazione da uomo a donna dei transessuali. In questo caso, il cambiamento sarà irreversibile dopo circa sei mesi. Il farmaco più in uso attualmente è il Depo-Provera. Agisce sul cervello inibendo gli ormoni che stimolano i testicoli alla produzione di testosterone.
Un metodo pulito, pare. In effetti non sporca ed pratica da eseguire.
Ma che può succedere nella testa di una persona “sottoposta” a tale trattamento in modo non consenziente?
Il caso di Alan Turing, uno dei padri dell'informatica, mi pare paradigmatico.
Il 31 marzo 1952 fu arrestato per omosessualità e condotto in giudizio, dove a sua difesa disse semplicemente che non scorgeva niente di male nelle sue azioni. I servizi segreti temevano che il suo "vizio" lo potesse esporre a un tradimento e per questo fu sottoposto alla castrazione chimica, che lo rese impotente e che gli fece sviluppare il seno, alcuni dei motivi per i quali probabilmente decise di suicidarsi. Nel 1954, infatti, morì mangiando una mela avvelenata con cianuro di potassio. La madre sostenne che il figlio, con le dita sporche per qualche esperimento chimico, avesse ingerito per errore la dose fatale di veleno; ma il verdetto ufficiale parlò senza incertezze di suicidio. Nel referto medico venne infatti scritto "Causa del decesso: cianuro di potassio autosomministrato in un momento di squilibrio mentale". Certamente Turing non era uno squilibrato mentale ed anzi la sua azione fu un gesto di ribellione al sistema e di rivendicazione umana e fu eseguita in un momento di piena coscienza.
Insomma credo che qualsiasi società che si definisca civile abbia il diritto/dovere di proteggere tutti i propri membri, con particolare attenzione a quelli più deboli, ed anche di emanare leggi che sanzionino adeguatamente chi perpetra violenza. Ma agire sulla fisicità e sulla mente di una persona, anche se colpevole di un crimine, la ritengo una cosa non accettabile. Curare non vuol dire per me escludere, definitivamente o temporaneamente, una parte dell’universo emozionale di una persona. Curare per me, nel caso della pedofilia, vuol dire favorire l’incanalamento delle attenzioni sessuali di queste persone in un contesto che non arrechi violenza a chicchessia.
Anche attraverso l’uso della prevenzione come strumento utile per arginare e combattere un fenomeno che ha dimensioni maggiori di quello che si pensi. Gli studiosi suggeriscono tra gli strumenti di prevenzione: una corretta educazione sessuale, il training sui diritti personali, interventi per aumentare l’autostima e sviluppare una realistica visione dell’amicizia. Interventi che andrebbero rivolti al bambino e alla sua famiglia.
So che è un tema difficile e complicato, per cui è sempre molto facile rispondere a questo prima con la pancia. Difendere i bambini è un obbligo, ma attraverso la giustizia non con la vendetta.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

come ti va al lavoro?
robibandito

Effimera_mente ha detto...

A me fa paura qualsiasi intervento chimico-fisiologico sulla mente umana, qualsiasi manipolazione della persona ridotta a sola materia. Se si deve agire sulla mente lo si dovrebbe fare applicandosi alla coscienza dell'uomo.
Per quanto riguarda pedofili e violentatori, neanche io sarei favorevole alla castazione chimica, io auspicherei quella fisica: ielo tagli via e basta!

stellavale ha detto...

Resta però la domanda fondamentale: un pedofilo è recuperabile?

Maurone ha detto...

x robibandito: ma... è un periodo senza attività, ci sono solo metà degli ospiti e metà degli operatori, per lo più uscite e poco altro... a settembre si rienizierà il baillame...

X effimera_mente: bah.. spiegami come mai argomenti bene la prima parte e sei così "tranciante" nella seconda

X stellavale: girando un paio di siti pare che in linea generale la pedofilia non sia manco riconosciuta come malattia, quindi è difficile parlare di recupero...

Anonimo ha detto...

(edofilia)
però almeno ci si potrebbe provare. mi pare che in Italia ci sia una sola sperimentazione..nel carcere diPavioa uno picologo tiene dei gruppi ..
rob.

Giuy ha detto...

Sono d'accordo con la tua analisi, bisognerebbe distinguere la vendetta dalla giustizia, però è anche vero che se un pedofilo è pericoloso non può essere rimesso in libertà. diciamo che alla castrazione preferisco che venga rinchiuso da qualche parte nella speranza di essere curato e solo ad esito positivo, rimesso gradualmente nella società.

Maurone ha detto...

x rob: come si chiama il progetto a pavia? Hai altre notizie?

x Giuy: si, certo.. ma forse chiederei che l'eventuale detenzione non sia un rinchiudere, ma come dici te, un luogo, un periodo, dove svolgere un cammino di riabilitazione.

Effimera_mente ha detto...

Non curiamo nemmeno i malati "innocenti" figuriamoci quelli "colpevoli". Non vorrei che la pedofilia potesse mai essere considerata, in quanto "malattia mentale", un'attenuante dei reati. E' un'aggravante, è una grave ed evidente incapacità di avere una morale e di rispettare la vita altrui, come tale non merita nessuna attenuante. Così come la violenza sulle donne, la cui colpa viene ancora adesso troppo spesso ascritta alla vittima piuttosto che al colpevole

Anonimo ha detto...

non ricordo il nome ma so che il lavoro è seguito da uno psicologo comportamentale.. ma al di là delle sigle .. è l'unico in Italia...
rob.

Maurone ha detto...

X Effimeramente: poni sicuramente dei commenti ben ponderati, a cui aggiungo alcune riflessioni sull'anomalia della pedofilia. E' un reato che fa guadagnare pareccho denaro, in modo legale, a gente che non c'entra nulla con questo giro, pensiamo a chi organizza viaggi nei luoghi di turismo sessuale, ogni anno migliaia di nostri connazionali partono alla volte di Thailandia, Cuba, Brasile, Indonesia, ecc... per approfittare della prostituzione minorile che impervia in quelle regioni, per non parlare degli spazi internet acquistati per la diffusione di materiale pedopornografico...
ogni tanto si sente parlare di lobby dei pedofili, intesi come cerchia di potenti e facoltose persone che creano e difendono i propri vizi, attuando intorno a loro una coltre di fumo per allontanare indagini scomode. Non posso pensare che se operai, impiegati, sacerdoti, medi imprenditori sono coinvolti in questi giri non lo siano anche finanzieri, industriali, giornalisti, politici.....

X rob: cercheremo di capire meglio l'esperienza. Comunque grazie