24 gennaio 2007

Quando lavorare è come andare in guerra.
Le guerre, si sa, causano migliaia di morti, anche decine di migliaia, anche centinaia di migliaia.
Ormai le notizie che ci giungono dal medio Oriente sono così uguali a se stesse che sembra che ad esplodere sia sempre la stessa macchina piena di tritolo, sempre lo stesso kamikaze sullo stesso bus, sempre la stessa raffica di mitra sullo stesso capannello di uomini alla ricerca di un lavoro, sempre lo stesso razzo sullo stesso mercato, sempre la stessa imboscata allo stesso plotone in ricognizione, sempre la stessa operazione di ricerca terroristi nella stessa casa di civili inermi.
Da qui l’odore della guerra non arriva. Ho letto che è un odore che sa di merda e sangue. No, sta male farlo arrivare fin qui. Noi abbiamo già troppo da fare con le targhe alterne e le polveri sottili per permetterci di vedere ed annusare la guerra.
Certo è che certi numeri fanno pensare che anche qui da noi serpeggiano scenari militareschi, operazioni autoritarie, battaglie di civiltà e/o per avamposti petroliferi. Almeno è quello che si potrebbe desumere se si sapesse che in Italia, nei primi 9 mesi del 2006, ci sono stati 1141 decessi che si possono legare ad una determinata causa violenta. Che però non è la guerra. Mi riferisco in realtà al numero di morti bianche sul luogo di lavoro. I dati sono forniti dall’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) che alla vigilia della Seconda Giornata nazionale della sicurezza del lavoro presenta un rapporto da cui emerge infatti un aumento del due per cento delle morti bianche nell'industria e nei servizi, settori dove si contano il 90 per cento degli incidenti.
La maglia nera per le morti bianche nei primi mesi del 2006 va al Nord Ovest: 326 vittime contro le 296 dello stesso periodo del 2005. Nel dettaglio, la Lombardia conta 206 vittime, seguita dal Veneto (108) e dall'Emilia Romagna (109). In Campania si sono registrate 63 morti bianche, in Sicilia 70 ma - precisa l'Anmil - si tratta di numeri che si riferiscono solo ai casi denunciati. Se si potesse contare anche il sommerso, che al Sud supera in molti casi il lavoro regolare, la realtà fotografata sarebbe ancora più agghiacciante.
Accanto al lungo elenco delle morti bianche, uno ancora più lungo, che allarma l'Anmil: quello delle tantissime vittime di infortuni "meno gravi". Nei primi nove mesi del 2006 se ne sono registrati in tutto 865.204, di cui 780.675 nell'industria, commercio e servizi.
Tutte queste migliaia di lavoratori infortunati hanno diritto ad indennizzi molto più bassi rispetto al passato. E questo, dice l'Anmil, in seguito alla normativa che ha introdotto il danno biologico e che, paradossalmente, ha peggiorato gli indennizzi ai lavoratori infortunati. Per esempio, un lavoratore infortunato che perde tutte le dita della mano destra, nel caso abbia moglie, un figlio a carico e una retribuzione superiore alla media, percepisce il 14,33% di rendita in meno (2.440 euro l'anno) rispetto al regime precedente al decreto del 2000. La differenza in negativo sale al 62% in caso di perdita del dito mignolo, al 40% per sordità completa unilaterale, e al 26% in caso di perdita del pollice sinistro e del primo metacarpo.
Nel frattempo, l'avanzo di gestione dell'Inail continua ad aumentare a ritmi di due miliardi e mezzo l'anno ed ammonta attualmente a 12 miliardi. Per l'Anmil, i risparmi sulle prestazioni erogate in favore degli invalidi del lavoro e il surplus di risorse provenienti dai premi assicurativi non sono stati indirizzati al miglioramento delle prestazioni per grandi invalidità e per quelle permanenti. Per questo motivo, andrebbe aperto un tavolo con le forze sociali per affrontare "in modo serio" il problema della tutela delle vittime degli incidenti e delle malattie professionali.
Ora, dico io, adesso che finalmente un presidente della Repubblica ha riconosciuto in un discorso di Capodanno che il problema del lavoro esiste anche in termini di sicurezza della salute e non solo in sicurezza nel trovarselo e tenerselo, non sarebbe il caso di risparmiare un po’ in spese militari, magari andandosene dall’Afghanistan, e investire un po’ di più in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, magari sviluppando la stessa industria che crea sistemi per rendere privo di pericoli l’effettuare un mestiere?
Certo se poi i miei colleghi la smettessero di salire sui tavolini per attaccare al soffitto i festoni creati nel laboratorio di arte dai miei utenti, magari si risparmia anche qualche euro sugli indennizzi per infortuni e la finanziaria è più leggera.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

nella cooperativa dei disabili dove lavoravo fino a due anni fa, capitò che un ragazzo si facesse male a un dito...ma una ferita profonda...beh, gli fu detto di inventarsi tutta un'altra causa per quell'incidente...lo stesso giorno anche mio padre fu portato all'ospedale per un incidente sul lavoro....mio padre, in sala d'aspetto per ore.....quel ragazzo alla fine non disse come andarono le cose....per quel dito penò per un bel po' di tempo....
andrea
www.wrong-.splinder.com

stellavale ha detto...

In giro, nel quotidiano, troppe guerre vengono combattute, con tanto di morti e feriti......

Maurone ha detto...

x Andrea: nelle cooperative il problema è che manca la presenza di una rappresentanza sindacale che vigili su questi avvenimenti. Ma pensa anche al campo dell'edilizia, muratori cadono dall'impalcatura e se sono immigrati irregolari vengono anche lasciati morire da qualche parte... oppure risulta che gli infortunati sono stati assunti proprio il giorno stesso dell'incidente (anche se in realtà lavorano per la stessa ditta da nni...), ma pensa la sfiga......

X Stellavale: quando ritorneremo alla guerra dei bottoni? Dopo quale conflitto nucleare?

Anonimo ha detto...

c'è pure il mobbing che più meno ho subito..mi sono beccato un'insufficienza cardiaca a 37 anni e ho un fegato come quello di un ammalato di epatite C
( mi hanno detto i medici)

questo il lavoro può provocare

lancio un appello:
cerco una famiglia che mi possa ospitare
e allontare da questo veneto di merda, che mi aiuti a ricostruire
una vita
allontanando l'odio e la rabbia che ho me..

Effimeramente ha detto...

anni fa un mia collega si fece male (nulla di grave ma riuscì a farsi pagare l'infortunio) attaccanfo dei fogli sui vetri per attutire il sole, perchè non si riusciva a lavorare ai pc. Cadere facendo una cosa del genere può anche far ridere. La cosa tragica è che lavorevamo in locali un tempo adibiti a magazzino, senza tapparelle o con tapparelle rotte, senza poter aprire le finestre per cambiare aria, senza aria condizionata. Un anno in cui fece un caldo pazzasco, lavoravamo a 35 gradi tappati in stanze totalmente esposte al sole, c'erano collassi in continuazione, ma nessuno ha nemmeno lontanamente pensato di denunciare la cosa: lavorevamo per una cooperativa e ti potevano lasciare a casa da un giorno all'altro senza dover dare alcuna spiegazione.